Quaranta pagine bastano per vivere il sogno? Sì! (Letteralmente)

Devo ammetterlo, non sono stata felice della seguente situazione:

“La professoressa di greco e italiano entra nella nostra amata aula di liceo. Le vacanze di Natale sono alle porte, e una piacevole sensazione di sollievo salva gli studenti dall’ansia continua delle versioni e delle ingiustizie dei voti. Jenny siede all’ultimo banco e chiacchiera spensierata con la vicina di banco, quando tutti si alzano per porgere il saluto consono al comportamento scolastico. (Mi diverto a scrivere così, anche se non lo so fare bene)

Ed ecco che l’ultimo peso che opprimeva gli alunni viene lanciato il più in fretta possibile, perché l’agonia duri poco, come lo strappo di un cerotto: i compiti delle vacanze. La 5B deve leggere un libro di un autore russo dell’800.

Scoppia la rivoluzione, gente che urla, gente che si lamenta, gente che mostra la faccia sdegnata, e chi non stava ascoltando si gira e cerca di capire quale bomba sia esplosa. Ma Jenny no. Jenny si gira verso la compagna di banco e spalanca gli occhi e la bocca, mostrando le fauci e facendo lampeggiare il fuoco della disperazione negli occhi. < Ma io devo leggere PERCY JACKSON!>”

Okay, lo ammetto, forse ho esagerato un po’. Tutto ciò che ho detto non è successo, l’ho solo pensato. I miei compagni si sono solo lamentati. Questo spreco di caratteri era giusto per farvi capire che queste due settimane di tranquillità e pasti da obesi erano segnate sul calendario con la scritta in maiuscolo di un pennarello rosso sgargiante: LEGGERE EROI DELL’OLIMPO. Ma parlerò della mia recente ossessione per questa saga quando la finirò.

Per adesso vi parlo del libro che ho letto per compito.

Uno scrittore russo dell’800. E sia fatto. Ho preso il più piccolo che c’era nella mia libreria, in modo da poter soddisfare sia la lettura per dovere che quella per piacere.

Il sogno di un uomo ridicolo. La frase ridicola, appunto, che ho scritto all’inizio a mo’ di citazione (che non è), è dovuta al fatto che il libro è di 40 pagine. E sono 40 pagine di puro accapponamento di pelle (se solo esistesse questo termine!).

Secondo me Dostoevskij, non solo ha capito tutto della vita, ma in più ha anche saputo riassumerlo perfettamente. Il nostro protagonista senza nome trova la sua esistenza come una catena di momenti indifferenti per la sua persona. Un po’ come me con la lezione di grammatica, solo che lui non ha momenti di felicità o di interesse. Così una notte, sempre con l’indifferenza che lo caratterizza, decide di suicidarsi. Chissà per quale scherzo del destino, si addormenta sul più bello con la pistola sul tavolo di fronte a lui. Fa un sogno… un sogno che una persona come lui non potrebbe mai fare, un regalo dal cielo, che gli fa fare un viaggio. L’uomo ridicolo vede lui stesso mentre muore con la pistola al cuore, vede la sua bara, e vede anche come viene risollevato dalla terra e accompagnato in un altro mondo, con uomini diversi da quelli a cui è abituato.

Gli uomini opposti all’uomo ridicolo mostreranno il loro stile di vita. La verità pura che ognuno di noi dovrebbe conoscere. Purtroppo un solo uomo imperfetto può convertirne tanti buoni. Ma almeno, lui cambierà idea sulla sua vita al suo risveglio.

Praticamente vi ho raccontato tutto, ma non importa. Non posso descrivere le parole di uno scrittore importante (come ho già detto in altre recensioni). L’unica cosa che posso fare è consigliarvelo.

Però non leggetelo immedesimandovi troppo! Lo dico per preservare la vostra sanità mentale.

JENNY